martedì 10 novembre 2009

Disabilità, una risorsa?




















Trieste, 31 ottobre 2009

Istituto Tecnico per Geometri "MAX FABIANI"

Incontro con gli studenti delle medie superiori di Trieste
nell' ambito del progetto "Scuola della corsa e della maratona" "Disabilità, una risorsa?"
organizzato dal Presidente della FIDAL,
( Comitato Friuli Venezia Giulia ),
Giuseppe Donno

Innanzitutto voglio esprimervi tutta la mia soddisfazione, e consentitemi, anche tutto l’ orgoglio oltre che di essere qui in mezzo a voi anche per il successo e l’ affetto che ho riscosso presso la vostra comunità.
Il sostegno che ho ricevuto in giro per l’ Italia prima, e per l’ Europa dopo mi permette di lavorare con convinzione ed entusiasmo. Sono questi momenti, di partecipazione, di condivisione che contribuiscono in larga misura alla costruzione di una società più consapevole, più attenta, più sensibile e più accogliente nei confronti delle persone disabili.
La disabilità rappresenta un ostacolo insidioso nella vita di tutti i giorni: le limitazioni che ne conseguono compromettono quelle funzioni che la gente considera normali. Patologie come malattie ereditarie o congenite, un trauma, possono causare queste difficoltà. I giovani, per esempio, possono subire a causa di incidenti stradali traumi tali da costringerli sulla carrozzina per il resto della loro vita; molte persone ancora attive possono cadere vittima di incidenti sul lavoro, di malattie neurologiche che ne limitano la mobilità e le facoltà cognitive.
Chi è disabile ha gli stessi diritti volti al massimo rispetto e considerazione, la stessa dignità umana di un normodotato.
Molto spesso una persona disabile sviluppa un’ umanità più ricca, una consapevolezza di sé e del mondo che lo circonda più profonda, un atteggiamento verso la vita più equa, più appropriato.
Ray Charles sosteneva che le cose ci vengono date affinché le trasformiamo in qualcosa di prezioso, Lui divenne cieco da bambino ma questo non gli impedì, anzi lo aiutò a diventare uno dei più grandi musicisti di sempre. Diceva: la musica ce l’ ho nel sangue, ma l'energia e la gioia sono state lo strumento con cui ho suonato una vita meravigliosa. Ray non è stato un caso isolato: artisti, scienziati, politici hanno convissuto e continuano a convivere con la disabilità che non gli ha impedito di realizzare i loro sogni.
Purtroppo la nostra società non favorisce, quindi non solidarizza, non incoraggia e non agevola l’ integrazione, nel suo seno, le persone disabili: pregiudizi, limitazioni strutturali, barriere architettoniche, impediscono un ‘ esistenza dignitosa. Il nostro sistema limita la nostra visibilità e la nostra mobilità. Le barriere più ostinate, i muri più solidi sono quelli di carattere psicologico e mentale che ci precludono la condivisione del mondo, quindi dello stesso destino.
Le persone disabili sono in grado di offrire moltissimo, non solo in relazione di competenza professionale, ma anche e soprattutto di umanità, di genuinità di calore umano.
Quali sono le barriere che limitano l’ esistenza di una persona disabile? Sono quelle che impediscono di fare le cose normali: andare in un ristorante, in un negozio, in una toilette, senza trovare ostacoli che ne impediscono l’ accesso.
Ma per accessibilità non s’ intende solo mancanza di barriere fisiche, ma anche disponibilità e cortesia, perché l’ accessibilità va oltre la presenza di ascensori e di parcheggi, di bagni e di uffici facilmente raggiungibili.
Un’ altra cosa che vorrebbe fare la persona disabile, un bambino, un ragazzo in particolare, è quello di divertirsi e dedicarsi allo sport.
Partendo dalla mia esperienza foraggiata non da studi approfonditi o particolari conoscenze, ma semplicemente dal vissuto di “diversamente abile”, il valore dello sport come strumento è fondamentale per il recupero e l’ integrazione delle persone disabili.
È stato il mondo dello sport che per primo ha voluto ascoltarmi accogliendo in pieno il mio progetto e sostenendolo in maniera decisiva.
Ed è stato nuotando che ho sentito di potermi esprimere pienamente dal punto di vista fisico, dimenticando, dopo tanti anni, di essere privo di una gamba.
Credo che queste sensazioni possano contribuire al recupero da parte dei disabili - di qualsiasi età, ma specialmente dei più giovani - di quelle potenzialità residue che altrimenti non troverebbero il modo di esprimersi, aiutandoli ad acquisire una maggiore consapevolezza del proprio corpo e, conseguentemente, rafforzandoli dal punto di vista emotivo.
Ho capito che per noi disabili è importante “stare” nel mondo, cercare di incidere sui processi di socializzazione e integrazione, testimoniare il valore della diversità, lottare per affermare i propri diritti.
Oggi, la tecnologia ha superato le più rosee previsioni, nel campo dei presidi protesici, i risultati sono avanzatissimi: i nuovi dipositivi protesici consentono una qualità di vita inimmaginabile fino a qualche anno fa, riducendo di molto i problemi legati ad una postura e a una deambulazione scorrette.
Purtroppo, in Italia, a differenza di quanto accade in altri paesi europei, questi strumenti non vengono forniti dal servizio sanitario nazionale se non a costo di lunghi e complicati percorsi burocratici.
Il Nomenclatore tariffario, strumento che regola la fornitura dei presidi protesici, non viene aggiornato dal 1992 e dunque non tiene conto dei progressi fondamentali ottenuti dalla ricerca.
Si tratta di un caso di vera miopia culturale da parte di un paese come l’Italia che invece, in ambito normativo, vanta leggi avanzatissime e, soprattutto a livello di istituzioni locali, spesso pone grande attenzione all’integrazione e all’assistenza dei disabili. La vostra regione, le istituzioni che la sorreggono sono un esempio da seguire.
Da qui è partita la mia “battaglia”, che mi ha portato in giro per l’Italia e per l’Europa consentendomi di vivere un’esperienza unica e irripetibile soprattutto dal punto di vista umano:
E questa consapevolezza l’ho avuta piena nel corso di questi anni quando ho conosciuto, dalla Calabria fino in Croazia, passando per la Slovenia, la Danimarca , la Svezia, la Francia, la Spagna, l’ Inghilterra, persone straordinarie che da sempre si occupano con dedizione, passione e competenza di integrazione dei disabili attraverso lo sport.
Da loro ho ricevuto una grande lezione e grazie a loro oggi mi sento di poter contribuire appieno alla realizzazione di un mondo migliore, un mondo senza barriere capace di valorizzare al massimo le potenzialità di ognuno.
In conclusione, includere i bambini, i ragazzi disabili nella scuola sicuramente servirà a sconfiggere la diffidenza, ma immancabilmente migliorerà la scuola.
Includere le persone disabili nel mondo del lavoro, sicuramente gli darà la possibilità di partecipare come protagonisti nella vita del Paese, nello stesso tempo migliorerà le condizioni di lavoro.
Includerci nella società, abbattendo le barriere fisiche e morali, sicuramente ci avvantaggerà, ma immancabilmente ne beneficieranno tutti, a partire dalle mamme, ai bambini agli anziani.

Salvatore Cimmino

1 commento:

barbara pozar ha detto...

tanti studenti ti dovranno ascoltare.
Un augurio
un monito a tutti coloro che ti seguono.
Trieste ti ha nel cuore
barbara