mercoledì 22 aprile 2009

Presentazione Giro d' Europa a nuoto

Per un Mondo senza Barriere e senza Frontiere














Roma, 21 aprile 2009

Carissimi Compagni di Viaggio,

grazie per la vostra presenza.
Sono qui, oggi, per presentare un’iniziativa alla quale tengo molto e che, finalmente, grazie all’aiuto di tanti che insieme a me hanno voluto condividerne l’organizzazione, il 3 maggio vedrà il suo inizio.
Nel mondo dello sport, ormai da diversi anni, ho trovato accoglienza, solidarietà e ascolto. Ed è a partire da questo mondo, attraverso i suoi valori, che è nato un progetto che mi ha consentito, e ancora mi consente, di condividere tematiche che per me, disabile, sono particolarmente ed ovviamente sentite.
Parlo di condivisione perché ritengo che soltanto con la partecipazione di tutta la società civile sia possibile un percorso di totale integrazione della persona con disabilità. Tutte le donne e tutti gli uomini che, come me, dalla nascita o per un evento successivo, si ritrovano segnati da una difficoltà fisica o psichica vivono in una sorta di attesa di una liberazione dalla gabbia che li imprigiona menomando le loro esistenze. Per questo io credo che sia necessario intervenire essenzialmente nel campo degli stimoli e delle sollecitazioni: quando la disabilità non è eliminabile, è però sempre possibile liberare le potenzialità che non sono state cancellate.
Avevo quattordici anni quando, a seguito di una operazione dovuta ad un osteosarcoma, mi sono ritrovato a dover vivere con un arto amputato. È ovvio che da quel momento la mia vita sia cambiata. Oggi posso lucidamente capire che in allora mi si aprivano davanti due strade, entrambe percorribili: la strada della rassegnazione, della chiusura in me stesso, del distacco dalla vita reale oppure quella della reazione, della ricerca del riscatto, dell’adesione a valori diversi. Non fu facile, ho vissuto momenti duri in cui oscillavo tra l’una e l’altra possibilità. All’esterno trovavo più frequentemente compassione che comprensione, più protezione che sollecitazione. Crescendo però, seppur con fatica, sono riuscito a far sì che gli altri, insieme a me, imparassero a vivere questa disabilità con spirito costruttivo, attribuendo un valore positivo alla diversità, a tutte le diversità, traendo dalla condivisione delle difficoltà un insegnamento più generale.
Oggi sono più forte, e questa forza voglio metterla al servizio di chi ancora non ce la fa, di chi stenta a sopportare la fatica di una vita segnata dai disagi e povera di relazioni emotive, di chi soccombe agli egoismi individuali e non trova il coraggio di rivendicare dignità e amore.
In modo particolare, vista la mia specifica disabilità, mi batto per un obiettivo preciso: la modifica del Nomenclatore tariffario delle protesi e degli ausili. Questo documento risale al 1992: nel corso di questi anni la ricerca scientifica, però, ha fatto passi da gigante. È evidente, dunque, che si tratti ormai di uno strumento datato ed obsoleto, che non tiene conto dell’innovazione tecnologica obbligando i disabili ad utilizzare i vecchi presidi rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale o a farsi carico della differenza di costo con quelli tecnologicamente più avanzati disponibili sul mercato. In altri casi, inoltre, non contempla la possibilità di rimborso per protesi ed ausili che, invece, in altri paesi europei vengono regolarmente forniti tramite i rispettivi Servizi Sanitari Nazionali. Il progresso tecnologico oggi è in grado di offrire un evidente beneficio ai quattro milioni di disabili italiani, come peraltro rilevato da uno studio dell’Università Bocconi di Milano del 2004, secondo il quale, a parità di costo, le protesi di ultima generazione sono in grado di offrire una evidente miglioramento della qualità della vita.
Finché il Servizio Sanitario Nazionale continuerà ad essere poco previdente, preferendo percorrere la via del risparmio, prevedendo budget di spesa incongruenti con la realtà, i disabili italiani dovranno pagare sulla propria pelle il prezzo di scelte che privilegiano il risparmio immediato ed apparente rispetto ad un investimento che, seppur nell’immediato più alto, permetterebbe poi minori costi sociali e sanitari negli anni successivi.
Sono convinto che l’integrazione delle persone disabili abbia fatto progressi, che anche culturalmente tanti obiettivi siano stati raggiunti ed è proprio per questo, perché tutto il lavoro svolto in questi anni non si perda nel mare degli egoismi e dell’individualismo, sono qui, oggi, a presentare una iniziativa che, spero, possa servire in qualche modo a dare voce alle nostre esigenze, alla nostra voglia di esserci e di partecipare appieno, attivamente e anche con divertimento, alla vita di questo nostro paese.
Il 3 maggio, dunque, avrà inizio il mio particolarissimo “sciopero del nuoto”: si tratta del “Giro d’Europa a nuoto, per un mondo senza barriere e senza frontiere”. Nel corso di cinque mesi, toccando le coste d’Europa, cercherò di portare a conoscenza di quante più persone possibili il problema della fornitura delle protesi e, più in generale, i temi della disabilità e dell’integrazione.
Non è stato facile organizzare e realizzare questo progetto che non avrebbe mai visto la luce senza l’apporto, determinante e decisivo, del Circolo Canottieri Aniene, della Fondazione Roma e derll’ Italbrokers. Per questo oggi ringrazio il Presidente Malaga, il Presidente Emanuele e Stefano Giovannini, la fiducia che hanno voluto accordarmi mi riempie di orgoglio e di forza.
Grazie

Salvatore Cimmino

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