10 Giugno 2014 - Nazioni Unite, New York
Introduzione:
Ci sono circa un miliardo di persone con disabilità nel mondo, pari al 15 per
cento della popolazione mondiale. L’evidenza suggerisce che le persone con
disabilità sono sproporzionatamente rappresentati tra i poveri del mondo. I
bambini con disabilità hanno meno probabilità di frequentare la scuola, che a
sua volta riduce le loro possibilità di sviluppo delle competenze per le future
opportunità di integrazione. Questo tipo di esclusione, sia economica che
sociale, viola i diritti umani della più grande minoranza del mondo e pone una
grande sfida di sviluppo. Solo società ricche che sono veramente inclusive
potranno contribuire a rafforzare il godimento dei diritti umani fondamentali e
concorrere allo sviluppo di tutti i suoi membri.
10 Giugno 2014 - Nazioni Unite, New York - Salvatore
Cimmino con Padre Liam Panganiban, CRM
Nazioni Unite, 10 Giugno 2014
Oggi mi trovo in un posto speciale, nel luogo delle buone intenzioni, dove ci
si incontra a livello globale per ricercare insieme soluzioni ai problemi del
pianeta e dei suoi abitanti.
E` un onore grandissimo quello di poter
intervenire qui, portando la mia storia, nella speranza che anche una piccola
esperienza possa contribuire al grande progetto delle Nazioni Unite.
Vivo da
disabile dall`eta` di 14 anni, da quando, per salvarmi la vita, I medici
decisero di amputarmi la gamba destra, molto in alto, quasi all`altezza
dell`inguine. Gia` da questo si deduce quanto, all`epoca, fosse complicate e
tardiva la diagnosi di osteosarcoma.
Una partita di pallacanestro tra
adolescenti, un calcio, un dolore che non va via. Quindi una radiografia. La
diagnosi fu talmente nefasta che I miei genitori, pur portandomi immediatamente
a Bologna, all`ospedale Rizzoli, intimamente erano convinti di aver gia` perso
un figlio.
Dopo l`operazione, lunga a quanto mi raccontano, non e` stato per
niente facile recuperare una dimensione di normalita`. Sono seguiti anni di
chemioterapie, sedute di fisioterapie nel Centro Inail di Budrio per imparare a
camminare con la protesi, difficolta` infinite dal punto di vista
psicologico.
Ero solo un ragazzino, colpito, in un momento cosi particolare
dello sviluppo, da un dramma che le mie spalle, da sole, non riuscivano a
sostenere.
In quel periodo ho imparato alcuni tra I valori che ancora mi
accompagnano e che spero di riuscire a trasmettere alle persone che incontro: la
solidarieta`, l`attenzione verso l`altro, la pazienza, la capacita` di
accogliere le diversita` in uno spirito di crescita e arricchimento.
Li ho
imparati proprio grazie alla mia famiglia, a tutti I medici, gli infermieri, I
fisioterapisti che mi hanno accompagnato verso la guarigione.
Tutto cio`
naturalmente mi ha molto aiutato ma non ha impedito che il mio percorso di vita
sia stato a tratti molto faticoso perche`, fin da subito, ho capito che il mondo
in cui viviamo e` spesso tagliato soltanto su misura delle persone perfettamente
abili e sane.
10 Giugno 2014 - Nazioni Unite, New York - Durante la
conferenza
Questa realta` pero`, invece di scoraggiarmi mi ha spinto, qualche anno fa, a
mettermi in gioco per raccontare a quante piu` persone possibili la vita di un
disabile, le sue difficolta`, le sue esigenze ma anche le sue potenzialita`, la
sua voglia di partecipazione e d`integrazione.
E` nato un progetto che mi ha
portato a nuotare in posti meravigliosi ma, soprattutto, mi ha fatto conoscere
persone straordinarie e capaci, impegnate, con convinzione e generosita` enormi,
nel tentativo di abbattere definitivamente quelle barriere, architettoniche e
mentali, che impediscono al disabile un vero percorso di integrazione e
partecipazione.
Sono convinto che sia indispensabile prendere atto che la
realizzazione di una vera societa` democratica passa necessariamente attraverso
l`inclusione totale e convinta di ogni individuo, al quale vanno offerte risorse
e occasioni di crescita e sviluppo indipendentemente dalla sua condizione
iniziale.
Questo per dire che il diversamente abile, l`handicappato, il
disabile o comunque lo si voglia chiamare e`, innanzitutto, una persona che,
nella sua diversita`, e proprio a partire da quella, ha bisogno di trovare
risorse per una vita piena, soddisfacente e produttiva.
La vita dei disabili,
la nostra vita, diversamente da quanto spesso si e` portati a credere, ha un
senso ed uno scopo. Le difficolta` che incontriamo nel gestire la quotidianieta`
sono spesso accresciute, se non create, da un problema di tipo culturale che
condiziona le relazioni tra disabili e normodotati creando una distanza che
impedisce l`integrazione.
I giovani disabili, in particolare, si trovano a
dover risolvere, oltre ai problemi di tipo pratico derivanti dal loro specifico
problema, anche un enorme groviglio psicologico che e` tipico dell`eta`
adolescenziale ma che viene amplificato dall`incapacita` di gestire una
diversita` vissuta come un impedimento, ingiusto e doloroso, ad una vita piena e
serena.
E` necessario pero`, soprattutto pensando ai ragazzi, arrivare a
capire che la disabilita` puo` se non completamente annullarsi diventare, in
alcuni casi, molto piu` facilmente gestibile. Questo grazie ad una serie di
fattori tutti ugualmente importanti: penso agli aiuti alle famiglie, a politiche
inclusive dal punto di vista lavorativo, ad un intervento culturale che
iniziando dalla scuola finisca per pervadere l`intera societa`, a risorse
economiche da destinarsi specificatamente all`abbattimento definitivo, ovunque,
delle barriere architettoniche, ad interventi diretti e convinti nei paesi in
via di sviluppo dove la disabilita` e` spesso figlia delle guerre e di
un`insufficiente, se non completamente assente, assistenza sanitaria.
E poi
penso agli enormi e straordinari passi avanti compiuti dalla ricerca scientifica
e dallo sviluppo tecnologico e alla necessita` di attuare quei processi che
consentano a tutti I disabili di poterne fruire. Mi riferisco soprattutto della
tecnologia applicata ai dispositivi protesici, che mi riguarda direttamente, ma
parlo anche del contributo portato dall`ingegneria alla medicina che ha reso
possibile, per esempio, la produzione di dispositivi poco invasivi per il
rilascio mirato dei farmaci o per il controllo di protesi sempre piu` complesse,
come nel caso del cuore artificiale.
10 Giugno 2014 - Nazioni Unite, New York - Michael
Lenton, Salvatore Cimmino, Alfredo Ferrante, Eugenio Guglielmelli
Una cosa importante, che ho capito con il passare degli anni, e` che non si
puo` combattere contro una condizione definitiva, bisogna invece in qualche modo
assecondarla individuando e potenziando tutte quelle competenze che sono ancora
presenti. Lo dico perche` noi disabili, lo sport, in questa direzione, puo`
offrire un contributo assolutamente fondamentale.
Lo sport ha significati ed
effetti che trascendono il benessere fisico intervenendo, nel caso di un disagio
mentale, anche sullo sviluppo delle capacita` logiche ed intellettive e, in ogni
caso, facilitando I processi di inclusione e socializzazione perche` rende
possibili, anche attraverso l`aspetto ludico, esperienze di relazioni che
altrimenti rischierebbero di rimanere precluse.
Sono convinto che tutti I
giovani, normodotati e disabili, potrebbero trovare nello sport un punto di
confronto utile ed avviare un processo di cambiamento vero e profondo nella
societa`, un processo che contempli finalmente parole come integrazione e
inclusione e che valorizzi le differenze e consenta a tutti di contribuire ad
uno sviluppo diverso di questo nostro pianeta, uno sviluppo che non lasci ne`
indietro ne` fuori piu` nessuno.
Nuotando provo sensazioni straordinarie, torno ad avere tutte e due le gambe,
torno a correre, non ho impedimenti ne` fisici ne` mentali.
Vorrei che nel mondo tutti potessero correre insieme.
Grazie per avermi
ascoltato, grazie alla Missione Permanente Italiana, grazie a tutti.
Salvatore Cimmino